Cos’è e perché farla?

 

Parlare di meditazione non è mai facile, si rischia sempre di finire in discorsi banali, o teorico-idealistici, o luoghi comuni… Il processo della meditazione si basa su un corpus teorico molto profondo, la cui vera comprensione va di pari passo con la pratica e la sperimentazione di ciò che si è appreso teoricamente. La pratica è la vera maestra e può capitare di scoprire solo dopo anni di esperienza di riuscire finalmente a fare cose che sarebbero nell’abc di questa Scienza, o di essersi illusi per tanto tempo di fare le cose nel modo corretto, per poi rimanere disarmati e sbigottiti quando si fa un salto di consapevolezza e di esperienza…. Ma meditare è questo, una scoperta continua di se stessi e delle proprie capacità… e incapacità, come quella volta in cui, quasi per scherzo, cronometro alla mano, ho misurato il tempo in cui riuscivo a mantenere la mia mente completamente sgombra da pensieri, immagini e suoni…scoprendo così di non aver nessun controllo sul mio strumento.






La meditazione è una compagna di vita, una tecnica fondamentale nel risveglio della coscienza, anzi da millenni è la tecnica per antonomasia per il risveglio della coscienza, una volta che sia ben compreso che cosa si intenda per meditazione e quale sia il suo significato intrinseco. Quando si contatta il suo magnete e si comprende che è uno stato dell’Essere e non un esercizio di rilassamento…

L’immaginario collettivo trasmette un’idea della meditazione o molto mistica o molto fuorviante, come una forma particolare di preghiera o comunque di una pratica associata al campo religioso, oppure, cosa ancor peggiore, a qualche pratica new age in cui personaggi alquanto “alternativi” si siedono in posizioni tendenzialmente scomode, vestiti in modo improbabile, pronunciando suoni e frasi senza senso dai presunti poteri “magici”, alla ricerca di chissà quali effetti, visioni e illuminazioni…che puntualmente dichiarano di avere.

La meditazione è una vera scienza, con le sue leggi, i suoi metodi, i suoi risultati. Una scienza che può essere verificata solamente in un laboratorio molto particolare, se stessi, un laboratorio diffusissimo sul pianeta Terra eppure così poco riconosciuto come reale e oggettivo…

E i suoi risultati si verificano facilmente, attraverso la condotta di una vita più saggia e illuminata e di un Servizio più attivo.

Meditazione non è qualcosa che si comincia a fare ad un certo punto della vita, in realtà è qualcosa che a un certo punto si continua a fare meglio e consapevolmente.

A tutti è capitato di avere un problema e di non vederne la soluzione. Magari quando si era studenti, un problema matematico che non si riusciva a risolvere, oppure un passaggio filosofico incomprensibile.

O sul lavoro, una situazione difficile senza vie d’uscita. O un problema in famiglia. Insomma, succede che ci si pensi e ripensi, si cerchi di vedere il problema da tutte le angolazioni, lo si elabori fino allo sfinimento. Niente, la soluzione non si presenta.

Non esiste, ci diciamo, è un vicolo cieco. Allora, sfiniti, smettiamo di pensarci. E’ stato fatto tutto il possibile. Pensiamo ad altro, ci rilassiamo con qualche passatempo, cerchiamo di spegnere la mente. E dopo un po’, mentre stiamo facendo tutt’altro, mentre siamo nel dormiveglia, oppure siamo sotto la doccia o stiamo passeggiando o guidando, ecco un lampo di intuizione, un elemento mai considerato prima, un nuovo fattore, che apre nuove prospettive. Allora tutto il problema viene rivalutato e riesaminato alla luce del nuovo elemento e ci si ritrova a dire: “che stupido, era così semplice, come ho fatto a non pensarci prima?”. Ogni tassello va al suo posto e la soluzione, che sembrava inesistente, si delinea quasi da sola, mentre con l’immaginazione piazziamo facilmente ogni elemento al posto giusto, un nuovo puzzle si compone velocemente e il problema è risolto, lo sappiamo, lo abbiamo visto. A chi non è capitato? Questa è una forma di meditazione “naturale” di cui siamo tutti capaci e che tutti facciamo da sempre.

Queste fasi rispecchiano il processo della Meditazione Creativa così come è stata codificata da Roberto Assagioli nel secolo scorso, ma intendiamoci, tutti i sistemi di meditazione diffusi nel mondo sono simili, possono cambiare i nomi, le tecniche, gli esercizi ma le differenze sono solo esteriori, perché si occupano della mente e la mente è uguale nella sua struttura per tutti gli uomini del pianeta. Dicevamo di Assagioli, che ha chiamato così le varie fasi della meditazione: meditazione riflessiva, ricettiva e creativa. Tutti i vari schemi di meditazione possono essere ricondotti a uno di questi stadi o ad una miscela dei tre. Ma prima di continuare è essenziale chiarire una cosa fondamentale: meditazione è uno stato dell’essere. Non è la sequenza degli esercizi, non è la sequenza dei processi riflessivo, ricettivo e creativo, è il processo stesso, è la consapevolezza di attuare il processo, di essere la Presenza all’interno del processo. Questo è un punto fondamentale: la meditazione non è il sedersi in una data posizione per mezzora al giorno. Quello è solo l’allenamento. Una parte dell’allenamento. Meditazione è essere presenti a se stessi. Nel mondo caotico di oggi, nel mondo psichico soggetto al continuo bombardamento di stimoli esterni, sedersi ogni mattina (o in un altro momento preciso della giornata, possibilmente sempre alla stessa ora) e mettersi a “meditare”, costituisce una zona protetta di pace e isolamento (un atto consapevolmente scelto) per rivolgersi all’interno, ascoltare il corpo, prenderne coscienza, essere presente in ogni parte, per osservare e contattare ogni stato emotivo e osservare con distacco i propri pensieri.

E’ un esercizio di Presenza e di “Disidentificazione”, in cui ci alleniamo a costruire quel nucleo centrale di noi stessi che è presente a ogni parte di sé eppure non si identifica con nulla, rimane un centro di pura autocoscienza isolato. Destrutturiamo piano piano i meccanismi automatici di risposta basati sulla non consapevolezza e su azioni inconsce per costruirne di nuovi, basati sulla consapevolezza, per rendere normale e costante il nostro stato di Presenza.







Lo costruiamo e lo facciamo crescere in forza di giorno in giorno (grazie a quella mezzora quotidiana in cui con perseveranza scegliamo di allenarci) e questo ci aiuta a estendere la capacità di essere presenti qualsiasi cosa facciamo per tutto il resto della giornata. Questo è lo scopo e una volta raggiunto la meditazione nel senso classico perde di significato, non è più necessaria, e il sedersi a meditare diventa allora uno sforzo massimo e focalizzato di creazione magica…. Ma di questo parleremo un’altra volta.

 

Quindi, tutte le tecniche, gli esercizi normalmente insegnati e praticati quando “si fa meditazione” tendono essenzialmente a questo, a sviluppare coscientemente e scientificamente quei processi e quei meccanismi che espandono la nostra consapevolezza, la nostra Presenza all’interno del nostro equipaggiamento (i nostri corpi fisico, emotivo e mentale) e l’espansione e il perfezionamento degli stessi. In gergo tecnico si dice che servono a intessere i fili dell’antahkarana, o ponte arcobaleno, che collega la coscienza di veglia nel cervello fisico a tutti gli altri livelli di consapevolezza ed esperienza dell’essere umano, fino all’Anima.

Fondamentalmente la meditazione è la scienza della mente, perché la mente è il più grande ostacolo alla Presenza, all’Osservatore, ma anche il suo più grande strumento potenziale di creazione. Con la meditazione correttamente intesa la mente viene conosciuta per quello che è, viene allenata e sviluppata alle sue massime possibilità. Così dalla mente che viene trascinata in attività dalle nostre emozioni e sensazioni si sviluppa la mente che sa elevarsi nel Mondo delle Idee, il suo vero piano di esistenza, la sua vera ragion d’essere, e contattare “la nube delle cose conoscibili” di cui parla Patanjali.

I nostri corpi fisici hanno una lunga storia, il corpo emotivo ha raggiunto un grande sviluppo e sensibilità e per la maggior parte delle persone rappresenta il corpo più potente. La mente è tra tutti l’equipaggiamento più giovane, quello che come Umanità stiamo sviluppando e imparando a conoscere e utilizzare. Proprio perché rappresenta il punto di raggiungimento della nostra razza attuale (come l’emotivo lo è stato per la razza atlantidea) ne rappresenta anche il punto di tensione, lo sforzo massimo dell’era attuale. La mente non è che uno strumento dell’IO SONO, della Divinità Essenziale che ciascuno di noi è, ma per molto tempo viene vissuta come il punto focale dell’identità, oppure quando tale identità è ancora polarizzata nel corpo emotivo è lo strumento del corpo emotivo stesso, dà voce e struttura di pensiero ai sentimenti, alle emozioni, ai bisogni, ai desideri, alle paure. Viene utilizzata per razionalizzare le emozioni che non sappiamo gestire o per rivivere quelle che ci hanno reso felici. Oppure, per negare quelle troppo grandi. Il corretto processo magico prevede di pensare ciò che si intuisce e desiderare ciò che si pensa. Ma per la maggior parte delle persone avviene il contrario, infatti non desiderano ciò che pensano ma pensano ciò che desiderano mentre l’intuizione connessa all’anima o è del tutto assente o è impotente.

Lo scopo della mente è essere subordinata alla Volontà dell’Anima, al proposito che è sempre connesso all’IO SONO.

Lo scopo della mente è essere strumento di pianificazione del Proposito animico.

Ma questo è un percorso molto lungo e che richiede un grande sforzo. Uno sforzo che va profuso in modo scientifico.

Così all’interno di questo percorso ci sono esercizi che sviluppano innanzitutto la capacità di essere presenti, nel qui ed ora, di mettere in moto l’osservazione del corpo fisico, del corpo emotivo e del corpo mentale, di intervenire per applicare il rilassamento al corpo fisico, variare la vibrazione del corpo emotivo e cambiarne lo stato emotivo Acquietare la mente e assumere la posizione centrale di controllo. E’ la fase dell’allineamento dei corpi che è propedeutico a qualunque altro esercizio. Poi ci sono esercizi (che appartengono alla sfera della meditazione riflessiva) per sviluppare la capacità di mantenere la mente su un argomento preciso, senza lasciarla divagare o saltare da un argomento all’altro, cioè sviluppare la capacità di concentrarsi (e non solo su ciò che piace, che spesso è una concentrazione guidata dall’emotivo). Non solo, si allena la mente anche a cercare ogni aspetto di un dato argomento, “forzandola” ad uscire dalla cerchia di quei pochi triti e ritriti pensieri così da entrare in contatto con significati nuovi, più ampi. Attraverso le tecniche di meditazione riflessiva la mente sviluppa la capacità di rimanere focalizzata e di cogliere velocemente i molteplici aspetti di un concetto, un oggetto, una relazione o situazione.

Con la meditazione ricettiva andiamo oltre. Impariamo a mantenere la mente attenta ma senza pensieri. La mente “è” anche quando non pensa, anzi è proprio quando non pensa ma è in uno stato ricettivo e attivo, non passivo che tende al sonno, che possiamo renderci conto di essere pura coscienza, di essere qualcosa di diverso, che va “oltre” la nostra stessa mente. Possiamo osservare il pensiero che si genera in essa e riconoscerla come un mero strumento a nostra disposizione. Alleniamo la capacità di percepire la distinzione tra il Pensatore, il pensiero e l’oggetto del pensiero.

In questo stato ricettivo di attenzione e Presenza entrano le intuizioni, elementi nuovi, che arrivano da fuori, dal nostro IO SONO, la nostra Anima Spirituale Adombrante. E si impara a riconoscerne la differenza con i pensieri che nascono dal contatto con l’inconscio collettivo mentale. Questa fase rappresenta lo sviluppo e al tempo stesso la manifestazione del contatto verticale, dell’intreccio dei fili dell’Antahkarana. Attraverso la meditazione ricettiva la Conoscenza dell’Anima scende fino nella coscienza di veglia del cervello fisico, oppure, se preferite, la consapevolezza dell’io personale si espande nella consapevolezza dell’IO SONO.






Per ultimo con la meditazione creativa si esercitano le capacità immaginative e di visualizzazione, per “agire senza agire”, per pianificare, sviluppare e costruire ciò che ancora non esiste ma si  manifesterà, per creare il futuro nell’oggi, nel qui ed ora. La costruzione di una forma pensiero, l’atto magico per eccellenza. Questo è il culmine di tutto il processo, ed è l’utilizzo dell’equipaggiamento in risposta al contatto con l’IO SONO, in un processo scientifico di allineamento, contatto, elaborazione e creazione magica.

Tutto questo ha grandi ripercussioni sulla vita quotidiana, perché ci fornisce un maggior autocontrollo, una maggiore capacità di restare calmi qualunque cosa accada, maggiore forza e distacco per affrontare le situazioni, maggiore lucidità nel trovare le soluzioni. Possiamo dirigere la nostra Vita e non essere una barca alla deriva nel mare delle emozioni e al contempo sviluppare una sensibilità nuova e superiore. Possiamo creare il futuro che vogliamo grazie all’essere padroni dei nostri strumenti, perché sotto il nostro controllo essi lavorano in un’unica direzione, quella da noi scelta. Possiamo manifestare la nostra missione di vita, il nostro scopo più profondo grazie al contatto con l’Anima e alla capacità di costruire il mondo esterno come riflesso dell’interno, sempre più illuminato e consapevole del Bene, del Bello e del Vero.

 

Già questo potrebbe spingere una persona ad iniziare un percorso di meditazione, per la sua grande utilità pratica. Ma non è tutto. Ci sono degli effetti collaterali, per così dire. Effetti collaterali interessanti… di cui parlerò in futuri miei articoli , quando parlerò della Scienza dell’Antahkarana, di cui alla fine, la Scienza della Meditazione non è che un sotto-branca.

www.dissertazioniteosofiche.it







A proposito dell'autore

… sono un semplice viandante che ha avuto la fortuna (ma anche la sfortuna…) di iniziare molto giovane a farsi domande… domande insolite… domande che un ragazzino non dovrebbe porsi… o forse si. Ricordo che già prima dei quindici anni mi interrogavo su Dio… su cosa davvero fosse, se esistesse, che senso avesse dato alla sua creazione… e se c’era un senso. Avevo lasciato molto presto la religione cattolica, nella quale, come quasi tutti i bambini, ero cresciuto. Ma ad un certo punto era diventato per me evidente che non avrei trovato le risposte che andavo già cercando. Decisi di cercare quelle risposte dentro di me e attorno a me, osservando il mondo che mi circondava. Guardavo molti documentari, soprattutto quelli scientifici, perché ero curioso di natura e sentivo una forte spinta a conoscere, a comprendere. Avevo una buona propensione verso le materie scientifiche e la forma mentis scientifica. Al liceo, grazie ad una professoressa di filosofia molto capace, ho imparato ad utilizzare al meglio il mio strumento mente. Ma la filosofia occidentale ad un certo punto mi è sembrata avesse perso di vista il senso dell’esistenza. O forse non ero in grado di capirla pienamente. Ma sentivo che non era la mia strada. A 19 anni ho cominciato a leggere molti libri delle tradizioni orientali. Ho letto un po’ di tutto e molto di quello che leggevo risuonava in me, come se si attivassero antiche memorie, profonde consapevolezze. Ma mancava sempre qualcosa. Rimaneva una sensazione di fondo di incompletezza. A vent’anni mi sono imbattuto nei libri divulgativi di Douglas Baker. E’ stato il mio ingresso nell’esoterismo moderno, di stampo teosofico e post-teosofico. Per quanto trovassi interessanti i suoi testi erano soprattutto le citazioni dei libri di A. A. Bailey che mi facevano sobbalzare. Così decisi di andare direttamente alla fonte. E all’età di 20 anni ho cominciato a studiare i libri del Maestro Tibetano, il Maestro che ha trasmesso ad Alice la maggior parte dei libri da lei scritti. Le sensazioni che mi si risvegliavano erano incredibili. Trovavo conferma di cose sempre pensate o percepite, spiegazioni a domande sempre rimaste senza risposta, aperture ad idee e pensieri così vasti da lasciarmi senza fiato… e pagine e pagine di insegnamenti che non riuscivo a comprendere eppure evocavano in me immagini ed intuizioni e una forte spinta a continuare… Avevo trovato la mia via… Studiavo quei libri tanto se non più delle materie della facoltà dell’università che stavo frequentando. Non sono stati anni facili. Per nulla. Un ragazzo eccessivamente sensibile e solo. Perché certe conoscenze ti allontanano ancora di più da un mondo di superficialità che già sentivo non mio. Nel ‘93, a 23 anni, mi sono iscritto alla Scuola Arcana di Ginevra. Ricordo ancora l’emozione dell’arrivo della prima dispensa di studio. Un percorso che ho seguito per diversi anni e che mi ha fornito un metodo di lavoro e soprattutto impostato una concezione corretta e profonda di uno strumento fondamentale nella crescita spirituale: la meditazione. Nel 2002 un altro passaggio importante, l’incontro con un allievo di Roberto Assagioli. Ho frequentato lui e la comunità spirituale da lui fondata per 12 anni, approfondendo tematiche fondamentali per un impegno di servizio. Egli aveva portato avanti la parte più esoterica dell’insegnamento di Assagioli (allievo, come la Bailey, del Maestro Tibetano) e aveva sviluppato un lavoro molto importante sulla psicologia dei Sette Raggi, sull’astrologia esoterica e sul lavoro di gruppo. Così grazie a lui e all’ambiente molto stimolante che aveva fondato ho avuto la possibilità di approfondire non solo tematiche del vastissimo insegnamento del Maestro Tibetano in cui fino ad allora non mi ero addentrato ma anche di lavorare in gruppo e col gruppo. Comprendere i meccanismi e le dinamiche di gruppo. Confrontarmi con gli altri. Imparare a conoscere gli altri e attraverso gli altri me stesso. Tutte le mie riflessioni sulle dinamiche di gruppo, sull’energetica di gruppo, sulle potenzialità del gruppo e sulla leadership collaborativa si sono sviluppate in quel contesto e di questo sarò eternamente grato. La via per un ricercatore non finisce mai e soprattutto ogni ricercatore deve trovare la propria via. Tempo fa, in uno dei periodi più difficili della mia vita, mi sono imbattuto in una frase: “La Vita Serve la Vita Stessa”. Da allora è diventata anche mia. La crescita, lo sviluppo interiore non hanno mai fine. Se si arrestano è solo per il raggiungimento del limite della propria elasticità psichica. Cioè la capacità di plasmare se stessi, espandersi e assumere forme nuove, più adatte ad esprimere la Vita che si contiene, di cui si è solo parziale espressione. Con questo Blog il mio intento è mettere a disposizione quel che ho appreso con tanti anni di studio, esperienza, impegno e sacrificio. Quel sacrificio che è il dirottare la propria energia da una forma che ha svolto il proprio compito verso la creazione di una forma nuova, più adatta al ciclo di vita successivo. Nonostante le resistenze di una parte di noi stessi. Superare quelle resistenze determinerà la nascita del nuovo. La partenza di un nuovo ciclo. Non superarle ne determinerà l’aborto. Il restare imprigionati nel ciclo passato. A chi investirà un poco del suo tempo per leggere le pagine di questo blog consiglio di leggere col cuore e con la mente aperti. Solo il cuore aperto può espandere la consapevolezza della mente. Solo la mente illuminata può manifestare i piani percepiti dal cuore. Se ciò che leggi risveglierà un riconoscimento della tua mente e del tuo cuore accoglilo. Se non accadrà ti ringrazio per aver visitato queste pagine. Ti auguro di trovare la tua via come io ho trovato la mia. Dissertatore

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